{"id":2383,"date":"2024-02-17T06:20:24","date_gmt":"2024-02-17T06:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/peterpodehl.com\/?page_id=2383"},"modified":"2024-02-24T15:33:11","modified_gmt":"2024-02-24T15:33:11","slug":"lavana-2002","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/webaid.it\/?page_id=2383","title":{"rendered":"L&#8217;Avana 2002"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/webaid.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/VecchioNuovo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2518\" style=\"width:563px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/webaid.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/VecchioNuovo.jpg 1024w, https:\/\/webaid.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/VecchioNuovo-300x225.jpg 300w, https:\/\/webaid.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/VecchioNuovo-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Abbiamo visitato l&#8217;Avana, insieme a Peter, nel febbraio 2002. Ecco le mie impressioni di allora.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Avana \u00e8 una citt\u00e0 puzzolente, sporca e pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo 50 anni di abbandono totale, coadiuvato dalla salsedine \u00e8 in avanzato stato di&nbsp; decomposizione chimica. Il precipitato \u00e8 una polvere pesante dal colore indefinibile, composta da calcinacci sfarinati, ruggine delle inferriate di cui \u00e8 dotata anche la pi\u00f9 piccola finestrella, da infissi e facciate bucherellate come soltanto il dente roditore del tempo sa fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale polvere posa con ineluttabile certezza su tutto, sui&nbsp;pozzetti con e senza coperchio, sui bozzi e sulle buche di cui \u00e8 composto il manto stradale, sui marciapiedi divelti e mai risistemati, lavori in corso senza la purch\u00e9 minima segnalazione.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi, occhio a terra quando cammini per l&#8217;Avana, il pericolo di una storta o di uno o pi\u00f9 ossa rotte incombe ovunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Gianni \u00e8 la prima vittima, subito la prima sera cade, via in ospedale, 25 dollari per farsi visitare, niente lastre, soltanto le mani esperte del medico, e cammina di nuovo, zoppicando per tutto il ns. soggiorno a Cuba. Le cadute sono all&#8217;ordine del giorno qui, spiega il medico. Facciamo caso a&nbsp; tanti piccoli e anche grandi gessi, quando riprendiamo a camminare per le strade dell&#8217;Avana.<\/p>\n\n\n\n<p>Contro il tanfo, che ci accoglie all&#8217;arrivo e non ci lascia neanche per un secondo per i primi due giorni, adoperano un sistema da fantascienza <em>noire<\/em>. Delle camionette con muso lungo, costruite negli anni &#8217;50, corrono con velocit\u00e0 impressionate in lungo e in largo per tutta la citt\u00e0, spargendo dietro di se una nebbia bianca soffocante che sa di disinfettante. I ragazzi avanesi, a petto nudo anche a febbraio, ci si tuffano felici come se fosse una gradita doccia.<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, il giorno dopo la puzza di muffa \u00e8 scomparsa, restano tutte le altre puzze, la cui variet\u00e0 \u00e8 notevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, vale la pena attraversare l&#8217;Atlantico con un viaggio faticoso, spendere tutti questi soldi per vedere l&#8217;Avana?<\/p>\n\n\n\n<p>Se sei un serio impiegato statale con una visione certa del mondo, del tipo, se tutti facessero come dico io, il mondo sarebbe perfetto, allora lascia stare. Il mondo gira nonostante le tue convinzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Se sei un serio professore di scuola media italiana, convinto che bisogna girare e vedere anche altre parti del mondo, allora prenota un bel viaggio tutto compreso con tutti i comfort dei circuiti turistici occidentali, vedi Cuba da sotto la campana di vetro e tornerai contento del bel viaggio che il mestiere ti permette di pagarti e per aver visto tutto quello che ai turisti fanno vedere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma avrai visto ben poco di quello che vedono i cubani. Perch\u00e9 a loro non \u00e8 permesso di entrare nei giardinetti del Parque de los Martires o C\u00e9spedes o al mercatino, che tre giorni a settimana si tiene l\u00ec. Sono riservati ai turisti che portano dollari. Anzi, ai cubani non \u00e8 neanche permesso rivolgere la parola ai turisti, divieto ampiamente disatteso, perch\u00e9 ogni tre passi che fai c&#8217;\u00e8 ne uno che, avendoti inquadrato come turista facoltoso, ti offre sigari, il ristorante &#8220;particular&#8221; (in casa privata), le languste (ve le portiamo gi\u00e0 preparate, pronte da mangiare), la monetina del Che e quant&#8217;altro turista possa desiderare. Anche il viagra made in Cuba che, a giudicare dal gestaccio e dagli occhi sfavillanti della farmacista che te ne parla dietro un paravento, deve far miracoli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia Mandi, che ogni tanto ci accompagna, \u00e8 sempre un po&#8217; sull&#8217;attenti, anche quando \u00e8 in presenza della sorella, sposata con un nostro lontano parente in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>La polizia \u00e8 ovunque, due volte sei ore al giorno di servizio, sempre in piedi. Ad ogni angolo di strada. Controlla i documenti ai cubani arresi al loro destino, e con walkie talkie trasmette a quello dell&#8217;angolo successivo: cinqos turistas, e quello ci attende e trasmette al compagno successivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il che non ha impedito ad un adolescente a tentare di strappare nottetempo una catenina d&#8217;argento da pochi soldi a Teresa. Le rimane mezza catenina e un bel segno sul collo. E lo spavento a tutti noi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giriamo con appresso solo l&#8217;essenziale. Dentro la residencia particular che abbiamo preso in affitto alla Habana Central garantisce il proprietario, per legge. Non credo tuttavia che sarebbe in grado di rimborsare neanche le macchine fotografiche o la cinepresa che ci siamo portate appresso.<\/p>\n\n\n\n<p>E dunque tuffiamoci a fare la spesa. Mandi ci porta da &#8220;\u00c8poca&#8221;, grande magazzino dove si paga in dollari. Venti minuti di fila per lasciare le borse in custodia ci sono risparmiati, perch\u00e9 Mandi ci aspetta fuori con le nostre borsette. Dopo sarebbero stati altri venti minuti per ricuperarle. Sopra il banco dei profumi con offerta assai povera sono chine cinque donne, la fila dei sederi in fouseau con mutande ben delineate \u00e8 interessante. Scendiamo al piano interrato al reparto alimentari. Peter, che per qualche anno ha vissuto le arbitrariet\u00e0 della Germania comunista, comincia a colorarsi di viola di rabbia. L&#8217;offerta \u00e8 scarsa a confronto con un supermercato occidentale, ad ogni angolo una cassa, merce cubana che i cubani stipendiati in pesos non vedranno mai, e anche birre estere. I tovaglioli di carta sono una cosa preziosa, un pacchetto con una ventina di tovaglioli di carta riciclata costa mezzo dollaro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 tante casse? Per fregarti meglio. Una cassiera si \u00e8 sbagliata di mezzo dollaro, in suo favore ovviamente, l&#8217;altra mi da meno resto del dovuto. Devi sapere che il governo cubano ha pensato bene di coniare monetine di cents cubane di resto ai dollari americani, e noi all&#8217;inizio, gi\u00e0 alquanto confusi dall&#8217;euro introdotto da appena un mese, non ci capiamo niente e quindi \u00e8 facile imbrogliarci. Mentre controlliamo le monetine ricevute, ci troviamo sotto gli occhi le mani di una vecchia che ci chiede l&#8217;elemosina. Le do alcune monetine, e questa scappa come un fulmine. E poi c&#8217;\u00e8 da passare per il riscontro del contenuto delle buste della magra spesa con lo scontrino, lavoro effettuato con gran scrupolo da due tipi in una specie di uniforme che alla fine sigillano le buste. Siamo felici di poter abbandonare questo posto assurdo e non ci torniamo pi\u00f9. Peter ha osservato una vecchia che, con poche monetine in mano, si guardava sognante le merci che comunque non avrebbe potuto acquistare.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi dobbiamo ancora comprare il pane. I cubani fanno la fila anche per il pane. Noi entriamo, paghiamo in dollari, facciamo presto, ma mi sento tirare la manica della maglietta. Una donna piccolissima e magrissima indica con il dito un biscottino esposto sotto la lastra di vetro del banco. Costa 15 cents. Glielo compro. Anche lei sparisce in un batter d&#8217;occhio, ma poi mi sento nuovamente toccare le spalle, mi giro, la piccola mi ringrazia raggiante.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si fa a vivere con uno stipendio cubano? Il padre di Mandi ha una pensione di 300 pesos, 12 dollari. Non ci fa praticamente niente. Due figli sono fuori, Desi, la nostra parente che si barcamena con uno stipendio italiano e ogni tanto manda 100 dollari. L&#8217;altro \u00e8 un orchestrale di un noto cantante americano, vive a New York, guadagna bene e sostiene i genitori in modo da permettere loro una vita decorosa. Il padre ha insegnato a lui e a tutti gli altri figli a suonare la tromba ed \u00e8 stato ripagato. Gli altri membri della famiglia conoscono mille strade per ricuperare i preziosi dollari dall&#8217;enorme giro turistico. Soldi, all&#8217;Avana, ne girano tanti. Dopo gli anni di fame, fame vera dopo il crollo dei paesi comunisti europei, Fidel, in questo paese con una natura baciata dagli dei, ha aperto ai turisti, ha introdotto la circolazione della doppia moneta. Amici di Desi pochi anni prima, si erano fatti 5 anni di prigione per possesso di dollari. Ma ora i cubani ricuperano, prima il mangiare, ora l&#8217;aspetto esteriore, il vestire, e la domenica osservo un uomo giovane che con amorosa attenzione tenta di ricuperare il ricuperabile della a suo tempo bellissima facciata stile liberty di una casa nell&#8217;Avana Central.<\/p>\n\n\n\n<p>La Mai, la dolcissima moglie di Mandi con nonno cinese, lavora in un ristorante nel Barrio Hino, nel quartiere cinese dell&#8217;Avana. Guadagna 260 pesos per un parttime verticale, una sera s\u00ec, una no. Nel ristorante si mangia bene, anche grazie al fatto che Cuba ancora non conosce l&#8217;industria alimentare, quindi i peperoni sanno di peperoni, e i pesci sono pescati nel mare, non di allevamento. Dai 10 ai 15 dollari per una cena con aragosta e gamberoni. Osservo due tedeschi sulla cinquantina, viso consumato da una vita di noia, accompagnati da due mulatte. Mangiano da far paura, non comunicano un granch\u00e9 con le loro compagne, alquanto annoiate. Arrivano due bistecche al sangue, una delle due la passa con faccia schifata al suo uomo. Ogni tanto avviene una comunicazione di qualche battuta mal compresa, le ragazze toccano, sempre ogni tanto, dove l&#8217;uomo vuole essere toccato per i preliminari, ma ritirano presto le mani. Pare che ai tedeschi basti cos\u00ec, per ora. Alla fine si accendono un sigaro gigantesco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciamo una bella mancia. Perch\u00e9 tutto il personale del ristorante alla fine della serata si divide le mance, e La Mai in una buona serata si porta a casa 7 dollari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo siamo al Caf\u00e9 de Paris, all&#8217;Avana Vieja. Questa volta osservo due italiani, della stessa et\u00e0, in compagnia analoga.&nbsp;Decisamente pi\u00f9 energici, sono loro a toccare, gi\u00e0 un po&#8217; brilli in previsione del bel finale. Certo, anche la lingua favorisce una comunicazione pi\u00f9 brillante. Le ragazze ridono divertite. L&#8217;attento caricaturista del posto ci ha presi di mira, vorrebbe fare una caricatura che poi vende per due dollari. Gli facciamo capire che ne ha gi\u00e0 fatte due qualche giorno prima. Gli indichiamo i due italiani, sarebbero dei bei soggetti. &#8220;Non mi piacciono,&#8221; ci risponde in italiano. Gli chiediamo anche cosa sono quelle donne, tutte vestite di lindo bianco, gonna lunga, almeno fino a sotto il ginocchio, calze e scarpe bianche e copricapo bianco. Risponde pronunciando parole come &#8220;africa&#8221; e &#8220;satana&#8221;, poi veniamo a sapere che si tratta di fedeli di una religione africana. Il che non impedisce loro di rimorchiare gli stranieri con gran spiegamento di tutte le arti della seduzione femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Devono faticare di pi\u00f9 delle altre, tutte, ma veramente tutte con fouseau attillatissimi e quanto basta per coprire l&#8217;essenziale, fantasiose acconciature cubane, molto sensuali, solo a guardarle con tutte queste infinite tonalit\u00e0 di carnagione \u00e8 un piacere. Qualche bruttina, ma la maggioranza delle donne \u00e8 semplicemente bella. E i cubani maschi mi sembrano tutti dei grandi bambinoni, dolci, mai volgari, un po&#8217; timidi. Chiedono ai nostri uomini se hanno avuto qualche focosa avventura. E una donna, direttrice di un ufficio affitta-residencias-particular, ci racconta che le piace tanto un certo tipo che, invece di rispondere al suo amore, preferisce le avventure con le straniere. Viene un po&#8217; di tristezza a pensare che questi devono essere gli effetti della rapida occidentalizzazione di Cuba.<\/p>\n\n\n\n<p>La vera scoperta \u00e8 la gente qui, sporca nelle case s\u00ec secondo i nostri canoni, anche povera, ma pulita nei vestiti e con una voglia solare di vivere ogni respiro che il Signore ha loro concesso. Non vedo visi contriti, amareggiati, i bambini piangono semmai un pochino nell&#8217;attimo del dolore. Sono la cosa pi\u00f9 preziosa che esiste per i cubani, vestiti bene e pettinati con amore, quasi da grandi, seguiti con attenzione anche nelle scuole con le porte aperte verso la strada. Scolaresche in giro per le strade per la refezione, divisa, colori diversi a seconda della classe che fanno, bicchiere e posate in mano, chiassosi, come tutte le scolaresche del mondo. E i ragazzi giocano sulle strade, dato che passano pochissime macchine, a pallone, a baseball con i guantoni, con qualsiasi strumento che si possa muovere, magari inventato da loro con grande ingegno, con la ruota nuda di una bicicletta, battuta con un bastone. Vedo un ragazzino che cammina convinto per la strada, con mezza scatola di cartone che gli fa da cassa di risonanza&nbsp; per il ritmo di salsa battuto con un coltello sopra il cartone. Una scolaresca fa ginnastica in strada.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I mezzi pubblici sono un semplice orrore, nottetempo anche senza luce, tutti stipati dentro. Non abbiamo il coraggio di salirci. Ma comunque tutti al mare, si fa l&#8217;autostop, dieci (davvero 10) in una macchina del tipo &#8220;eppur si muove&#8221;, americana anni &#8217;50. I meccanici cubani devono essere dei geni. La benzina puzza da morire e costa un dollaro al litro. Si parte in bicicletta, marito, moglie, un bimbo in mezzo, moto vecchissime con sidecar. E poi i risci\u00f2, con valore di antichit\u00e0, rudimentali, non capisco come mai hanno resistito tutti questi anni. Sono un mezzo di trasporto economico e interessante. Sudano i conducenti, poverini, mentre pedalano, ma sanno schivare le buche nelle strade con maestria notevole. Anche loro incassano dollari, pi\u00f9 di La Mai suppongo.<\/p>\n\n\n\n<p>I biglietto da un dollaro ti apre tante strade. Chiediamo informazioni per una strada, il nero dalle braccia lunghissime non lo sa, va a chiedere, torna, ci spiega benbene lanciando le braccia stratosferiche nelle varie direzioni e poi ci chiede un dollaro. Nel Museo de la Ciudad le guardiane ti vengono a cercare e ti aprono i reparti chiusi con la corda.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti al Museo ci capita di vedere uno spettacolo per i bambini, arrivano delle maschere coloratissime su trampoli altissimi con gran fracasso e musica, grandi&nbsp; professionisti che faranno divertire le scolaresche per quasi due ore, sempre sui trampoli. La fantasia non manca.<\/p>\n\n\n\n<p>E la ricchissima e radicata cultura di un popolo isolano, che il regime di illibert\u00e0 non ha e non ha voluto sradicare, riemerge e ci avvolge pian piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho visto quadri non proprio eccezionali ed altri bellissimi (quelli pi\u00f9 recenti) al Museo delle Belle Arti riaperto da poco, dopo un restauro fatto con amore. L&#8217;aria condizionata \u00e8 gelida. Gli edifici stessi sono belli, belle le vetrate cubane, sorprendente la collezione di vasi greci, ben esposti. E sorprendente la collezione dell&#8217;arte cubana del &#8216;900, quadri espressivi, caparbi nei colori, una parte nell&#8217;edificio principale, un&#8217;altra nell&#8217;edificio secondario. Non ne trovo descrizione in nessuna delle guide.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, le guide tedesche ed italiane che ci siamo portate appresso sono alquanto imprecise. Cos\u00ec, per esempio, indicano Copelia come gelateria migliore della citt\u00e0, edificio interessante, immersa nella vivace vegetazione. I cubani fanno la fila, chi ha dollari non la fa. Bene, ci avviamo a piedi nella notte poco illuminata (\u00e8 la volta che sentiamo i poliziotti comunicarsi a vicenda il nostro arrivo). Troviamo Copelia, tanti giovani allegri a fare la fila. &#8220;Turistas?&#8221; Si. Allora di qua. Ci mandano su un lato, non vediamo nulla dell&#8217;eclettica costruzione, mangiamo un gelato mediocre che vendono ad un chiosco bruttissimo, cameriere antipatico, il gelato te lo devi portare al tavolo da solo, e paghiamo 18 dollari in cinque.<\/p>\n\n\n\n<p>A El Naranjal, invece, i camerieri sono gentilissimi, il gelato \u00e8 squisito e abbondante, molto dolce &#8211; i dolci cubani sono tutti molto dolci &#8211; e paghiamo un dollaro e mezzo a testa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Interessante anche il Museo della Revoluci\u00f3n, faticoso, perch\u00e9 esposto con i criteri della documentazione con mezzi rudimentali, fotocopie sbiadite, tutto un po&#8217; scuro, ma istruttivo. Spiegazioni in spagnolo e inglese. Il cucchiaio che usava quel tale quando era in quella tale prigione. Il vestito impregnato di sangue &#8211; sbiadito &#8211; che aveva addosso quella tale quando \u00e8 stata ammazzata.&nbsp; Fidel ed il Che: Ma quanto eravamo belli e rivoluzionari! Ma eravamo belli veramente: &#8220;Jovanes, Rebeldes, Siempre&#8221;, leggiamo sui cartelloni pubblicitari lungo le strade fuori Avana. Fidel ha 75 anni, e ancora tiene discorsi di 4 ore. Lo abbiamo visto in televisione, grande attore.&nbsp; Ma ho comunque l&#8217;impressione che lui ed il Che ci abbiano creduto davvero, e hanno anche fatto tanto. Sono passati proprio tanti anni. Nel museo le foto delle bidonvilles degli anni &#8217;50, prima della revoluci\u00f3n. Guardo dalla finestra, e la visione degli edifici reali oggi non \u00e8 poi tanto diversa. Abbiamo anche visto delle vere bidonvilles di cartone e lamiera ondulata, dove vivono anche oggi migliaia di persone. Il turismo miracoloso con tutti i suoi dollari sapr\u00e0 dare una casa dignitosa anche a loro?<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Avana, in particolare l&#8217;Avana Vieja \u00e8 in fermento, si lavora dappertutto. Nella Via Mercaderes vicino alla Cat\u00e8dral hanno appena finito un bellissimo murales che rappresenta i personaggi storici pi\u00f9 importanti della citt\u00e0. Vale la pena recarcisi per una foto contraddittoria e surreale. E intorno alla Plaza Vieja si sta restaurando un&nbsp; intero quartiere con i finanziamenti dell&#8217;ONU &#8211; l&#8217;Avana \u00e8 stata dichiarata patrimonio artistico dell&#8217;umanit\u00e0. Improvvisamente siamo in un altro mondo. C&#8217;\u00e8 anche Benetton. L&#8217;Obispo, la via Condotti della citt\u00e0, \u00e8 tutto un martellare, battere, tutti lavori eseguiti a mano, ed \u00e8 una questione di tempo che assomiglier\u00e0 davvero a Via Montenapoleone. Per ora \u00e8 un caos, tanta gente di ogni genere, pi\u00f9 negozi che in qualsiasi altra strada della citt\u00e0, alcuni assurdi, buche, tante buche, mucchi di sabbia, un pavimento di marmo rosso appena finito dentro un negozio, mancano le vetrate, donne in fouseau fuxia scintillante con sotto messa in bella mostra la targhetta, ragazzini che giocano, stranieri che cercano e non trovano, negozi statali dove si paga in dollari e che sanno ancora di piano quinquennale ed economia pianificata. Le vecchie dalla lacrima facile che ti chiedono l&#8217;elemosina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno tutti bisogno di dollari, e i sistemi per&nbsp; ricuperarli sono ingegnosi, l&#8217;ultimo \u00e8 quasi violento. Siamo all&#8217;areoporto. Al counter su&#8217; le valigie sulla bilancia, vengono contrassegnate con il marchio rosso del sovraccarico e via sul nastro trasportatore. Quando sono sparite tutte cinque, la hostess vuole 375 dollari per il sovraccarico, 20 dollari al chilo. I nostri uomini sono esterrefatti, discutono, semplicemente non li abbiamo, insistono che vogliono le valigie indietro (meglio regalare qualcosa ad un cubano povero che pagare), l&#8217;hostess esperta (il sistema \u00e8 ben consolidato) capisce che siamo degli ossi un po&#8217; pi\u00f9 duri degli altri e alla fine si accontenta di 45 dollari. Quasi tutti gli altri pagano cifre indicibili senza batter ciglio. Siamo in un paese totalitario e devi fare quello che dicono loro, commenta un altro italiano che ha pagato 217 dollari.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro la hall molto occidentale, perch\u00e9 costruita apposta per la visita del papa, chiudo gli occhi, non voglio pi\u00f9 vedere nulla. Le impressioni recepite con i cinque sensi in quindici giorni sono tante e forti. Ho sentito le puzze, tanto disinfettante, sparso ovunque e dappertutto, alla fine anche nel bagno da guerra del &#8217;15-18 della nostra residencia particular. Sento ancora sulla pelle la gradevole umidit\u00e0 che penetra dappertutto, la carta \u00e8 diventata seta, il cartoncino il pi\u00f9 malleabile delle stoffe di velluto. Ho fatto il bagno nella calda acqua del Golfo del Messico. Ho visto le famose, spettacolari facciate dell&#8217;Avana, che, se fossero curate come si deve, avrebbero poco da invidiare a quelle di Venezia. Ho visto gente bella, di pelle scura con occhi celesti, di fisionomia africana coperta di pelle gialla e con occhi verdi. Li ho visti ballare per le strade, senza alcun motivo particolare, cos\u00ec, per la gioia di vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>E ho sentito il ritmo dell&#8217;Avana.<\/p>\n\n\n\n<p>Eh, la musica, niente bel canto, poche melodie, ma ritmo, tanto ritmo, incessante, giorno e notte, battuto con sapienza sugli strumenti che sembrano rudimentali, ma sono efficaci pi\u00f9 di qualsiasi musica elettronica o batteria occidentale. Penetrano nel tuo fisico come l&#8217;umidit\u00e0 nella carta. Il ritmo s&#8217;insedia nello stomaco e nell&#8217;intestino crasso e non ti lascia pi\u00f9. Peter, al mercatino al Parque C\u00e9spedes ha comprato un&#8217;intera batteria di 7 strumenti a percussione per 5 dollari, il che ha contribuito non poco al sovraccarico della sua valigia. Il frusc\u00eco della maracas, il raspare del guiro, bongos e congas e timbales, battuti con mille sistemi per mille toni diversi, e il clave, quello che senti ancora, quando i filtri della citt\u00e0 hanno assorbito tutti gli altri strumenti. Lo senti con i pi\u00f9 svariati accompagnamenti, il pianoforte, la pianola, il canto, la tromba, il flauto, la chitarra, il sassofono, dai ristoranti tutt&#8217;attorno alla Plaza de la Catedral, dove le orchestrine suonano buona musica cubana per clienti e passanti, stranieri e cubani, dai musicisti con i loro strumenti in giro per le strade, l&#8217;orchestrina sulla Plaza della Catedral, lo senti dalle radio dentro le case, fuori sulla strada, dalle macchine, dai risci\u00f2, dove hanno legato con ingegno qualche vecchia radio sotto i sedili, dalla gente che semplicemente si diverte a battere i ritmi con i quali sono nati e cresciuti. Hanno bevuto il latte materno al ritmo i salsa. Ballano, si muovono rimbalzando, tum, tum tumtumtum. Due battute del clave e tutti reagiscono, battendo su qualsiasi cosa possa fare da controcanto. Tum, tum tumtumtum, bene, Mandi mi ha spiegato il ritmo base della salsa. Facile. &#8211; E tutto il resto? Quanti ritmi diversi ci sono? Songo, Cumbia, Mapal\u00e9, Caballo, Calypso, Chachacha, Chand\u00e9, Toquede Chang\u00f2, Conga, Merengue, Plena, Rumba Columbia, Rumba Guaguanco, Tamborito&#8230; . Impossibile da afferrare. E&#8217; tutto un incastro, un groviglio, un intreccio che ti scuote, ti fa vibrare, ondeggiare, tremare, dondolare, saltare. La pi\u00f9 complicata e complessa della fughe di Bach gli fa un baffo. Tenti di seguire, ma poi arriva quel plock, che non ti aspetti, fuori da ogni logica, ti trapassa, e un altro plock, plock, nel bel mezzo un plollollolollo, dove le &#8220;o&#8221; tende a svanire. Mentre scrivo ascolto i CD casarecci che ho comprato nei vari ristoranti, ho scrutato i musicisti con il teleobiettivo, rivedo le riprese, avanti, indietro, al rallentatore, niente da fare. Ci rinuncio e mi lascio contagiare dall&#8217;ironica allegria dei ritmi avanesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera verso la fine del nostro soggiorno siamo invitati a cena a casa del maestro di tromba. Il nipote acquisito, cuoco di mestiere e tuttologo un po&#8217; vanitoso, ha cucinato un maialino ottimo, condito con un miscuglio di spezie insolito e buonissimo. Mi spiega anche la sua ricetta segreta del mojito, con cui ci accolgono come si deve in qualsiasi angolo di Cuba. Intuisco che mojito e maialino sono cose preziose per loro. Abbiamo portato una torta dai colori incredibili, trasportata senza alcuna protezione per le strade, birre e rum, e la serata si riscalda. Si ride, non ci si capisce un granch\u00e9, ma quanto basta per essere amici. Mandi suona la tromba, il maestro 83enne fa suonare la nipotina di nove anni che promette bene, la moglie del cuoco canta con voce rauca una canzone struggente, la nipotina piange per la commozione. Sentiamo ed impariamo vecchie e nuove musiche cubane. Si canta tutti insieme, My way e Michelle. E poi, a notte fonda delle melodie inconsuete pervadono le strade buie ed ancora piene di gente dell&#8217;Avana Vieja: O Sole Mio, Lill\u00ec Marl\u00e8n &#8211; Mandi impara ascoltando &#8211; un notturno di Chopin sulla pianola. E ZaZ\u00e0. I cubani imparano al volo, ci seguono nell&#8217;accelerando, Desi ride talmente che temo che le si crepi la pelle per davvero, il vecchio maestro di tromba canta anche lui, e quando \u00e8 il momento di salutarci commenta: &#8220;Un momento bello&#8221; (pronunciasi &#8220;beijo&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">\u00a9 Claudia Podehl<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visitato l&#8217;Avana, insieme a Peter, nel febbraio 2002. Ecco le mie impressioni di allora. *** L&#8217;Avana \u00e8 una citt\u00e0 puzzolente, sporca e pericolosa. Dopo 50 anni di abbandono totale, coadiuvato dalla salsedine \u00e8 in avanzato stato di&nbsp; decomposizione chimica. 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