{"id":569,"date":"2022-12-07T19:24:12","date_gmt":"2022-12-07T19:24:12","guid":{"rendered":"https:\/\/peterpodehl.com\/?page_id=569"},"modified":"2026-02-19T10:34:19","modified_gmt":"2026-02-19T10:34:19","slug":"le-papere-di-piazza-paolini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/webaid.it\/?page_id=569","title":{"rendered":"Le papere di Piazza Pasolini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/webaid.it\/?page_id=2209\">Storie di Claudia<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Le papere di Piazza Pasolini<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di<br>Claudia Podehl<br>\u00a9<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/webaid.it\/?page_id=478\">Deutsch<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Oltre i cinquant\u2019anni, capelli bianchi, ai vertici dello Stato l\u2019uno; quindici anni, figlio di un boss della malavita, con una bella ciocca di capelli bianchi nella capigliatura alla Gheddafi anche l\u2019altro. Entrambi sono passati per le mie inquiete mani di insegnante. Qualche settimana dopo, nel bel mezzo delle esternazioni quotidiane del suo capo, vengo a sapere dell\u2019ulteriore meritata carriera dell\u2019apprendista stregone, uomo di grande cultura, ragionatore frattale. Che ne \u00e8 di Carlo, semianalfabeta quando arriva da noi, irrequieto, nevrotico, ma rispettoso, perch\u00e9 ha gi\u00e0 imparato ad avere paura, non l\u2019ho mai saputo. Mi riesce difficile credere che abbia optato per una vita da persona seria, bravo elettricista, buon padre di famiglia, grande lavoratore. Avrebbe dovuto recidere le sue ali capaci.<\/p>\n\n\n\n<p>E la vita gli ha insegnato tutt\u2019altro, a Piazza Gasparri ovvero Piazza Pasolini, ad Ostia. La Costituzione Italiana e tutte le belle leggi dello Stato non arrivano fin l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>I ragazzi sono contenti quando ne parliamo e aggiungono volentieri i diritti inviolabili dell\u2019uomo al mondo di ideali in cui ogni quindicenne crede.<\/p>\n\n\n\n<p>Madre e maestra di vita qui negli anni \u201980 \u00e8 l\u2019eroina con il suo indotto. Circonda chiunque come l\u2019aria. \u00c8 la direttrice, il calibro negativo contro cui misurarsi, misurare la capacit\u00e0 di resistenza di questi ideali che ognuno ha elaborato faticosamente per contro proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA professor\u00e8, ho fatto l\u2019amore con control!\u201d<br>E mi guarda fisso negli occhi.<br>\u201cBravo, ti accontenti di poco, tu.\u201d<br>Rimane per qualche attimo a muovere la bocca alla maniera del pesce, poi si gira di scatto e corre fuori.<br>\u201cBarracuda!\u201d, urla, \u201cA Barrac\u00f9..!!! Hai sentito che ha detto la Professoressa?!!\u201d<br>Sento un attimo di silenzioso ascolto tra i ragazzi in ricreazione, poi le risate. Lo deridono, perch\u00e9 si \u00e8 fatto fregare.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno infilato un compagno mingherlino dentro un cassonetto delle mondezze e poi l\u2019hanno spinto gi\u00f9 per la discesa di un garage sotterraneo.<br>Agitazione e sconcerto a scuola. E compassione per il poveretto. \u00c8 arrivata la mamma. Davanti al preside punta il dito contro un ragazzo terribile, grosso, forte, bellimbusto da sturbo, Sylvester&nbsp; Stallone in versione bionda, che avrebbe minacciato il figlioletto, lanciandogli strali catastrofici dai suoi occhi celesti. Stranamente questo ragazzo \u00e8 un pezzo di pane che mai piegherebbe un pelo a nessuno, amicone di tutti. I ragazzi si difendono dicendo che il cassonetto non era mica pieno, era appena stato svuotato! Il tutto finisce con una scenata forte di punizioni generiche terribili, anche perch\u00e9 non si sa bene chi \u00e8 stato.<br>Fuori: \u201cMa dico, ragazzi! Ma siete impazziti, voi?\u201d<br>\u201cA professor\u00e8!! Quello rompeva, sa? Ma \u2026. rroommppeevvaa.\u201d Il tutto accompagnato dal&nbsp; gesto romanaccio del caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono arrivata a Ostia il 1\u00b0 dicembre 1981. Prima di me ne avevano fatto fuori una al mese, quindi ero la terza. Avevo lottato parecchio per avere il completamento della cattedra nella FP e per uscire dalle grinfie di un gestore psicopatico di un altro Ente di Formazione Professsionale.<br>6 classi di maschietti apprendisti elettricisti sono capaci di maneggiare cacciaviti, lo fanno volentieri, 20 ore la settimana in laboratorio con 2 professori e ogni ben di dio di strumenti e attrezzi, sopportano altre 6 ore di teoria abbinata alla pratica, e poi ci sarebbero due ore di educazione civica e \u2026 due di inglese. E questo sarebbe il mio compito nei primi anni, inglese tecnico per giunta.<br>All\u2019inizio facciamo a chi urla pi\u00f9 forte. Vincono loro, per settimane intere.<br>Con la macchina da scrivere elettrica (il computer non esiste) mi invento un crucipuzzle con i termini base che servono a loro.<br>E assaporo i primi silenzi in aula. Di ritorno dalla ricreazione trovo un collega con il foglio appoggiato alla porta e la penna in mano, intento a risolvere il compito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA Professor\u00e8, io l\u2019inglese: I\u2019m nun lo saccio!\u201d<br>Dopo due anni \u2013 da 40 settimane di lezioni ciascuno \u2013 in cui mi sono inventata, sempre con la macchina da scrivere, un corso di inglese tecnico per imbecilli, e i ragazzi si sono abituati a me \u2013 vedo qualche risultato. Non che imparino l\u2019inglese, ma fanno gli esercizi, almeno per met\u00e0 della lezione. E qualcuno impara anche qualcosa. L\u2019italiano soprattutto.<br>Uno soltanto resiste a tutti i tentativi, ragazzo moro e vitale, occhi grandi, sembra sceso da un affresco pompeiano. Ha trincerato il suo cuore dietro lo scudo invincibile dell\u2019eroina. Si vede come gode nel constatare che nessuno degli adulti riesce pi\u00f9 ad avere la meglio su di lui. Lo scudo lentamente avvilupper\u00e0 tutto il suo cuore, recider\u00e0 le radici adduttrici di linfa vitale dal mondo esterno. Alla fine gli toglier\u00e0 anche il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019energica bidella, la \u201cSora Gina\u201d li fa filare con il suo enorme mazzo di chiavi che raramente finisce su qualche coscia. La sola minaccia \u00e8 sufficiente. Oppure li afferra per il lobo dell\u2019orecchio e li infila nell\u2019aula, mentre l\u2019afferrato con la testa storta urla: \u201cNo, Sora Gina, no!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scoperto che un colpetto ben mirato sulla parte superiore del braccio fa male. E non avendo n\u00e9 le chiavi n\u00e9 la statura di Gina, adopero questa tecnica.&nbsp; Li voglio in aula quando arrivo, qualcuno ci prova, galante: \u201cDopo di Lei, Professoressa!\u201d Ma, come alzo la mano per il cazzottino, \u00e8 gi\u00e0 dentro l\u2019aula.<br>L\u2019uomo vero, tutto muscoli, biondo scuro, con il solo piccolo difetto di essere appena tre centimetri pi\u00f9 alto di me, fa il duro.&nbsp; La notte, racconta, insieme agli amici va sotto i ponti di Ostia e con la pistola spara ai topi. Descrive anche come reagiscono topi e ratti: scappano con rumoracci terribili.<br>Anche lui vorrebbe entrare in aula dopo di me. Alzo la mano, gi\u00f9 un colpetto, ma l\u2019indiano vero non conosce dolore, gi\u00f9 un altro, resiste e non batte ciglio. Gi\u00f9 il terzo: niente. Lo afferro per le spalle e lo spingo dentro l\u2019aula. Si fa lezione. Dopo la ricreazione trovo tutta la classe con il sorrisetto che mi guarda, indicando la&nbsp; lavagna: \u201cAchtun, Achtun, Podel in the classroom\u201d. E sull\u2019altra: \u201cPodehl, the Lion\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I due terzi dei ragazzi che frequentano la scuola abitano nella sunnominata Piazza Pasolini, una bella piazza grande con vista sul mare vicina alla foce del Tevere, circondata dall\u2019edilizia popolare anni settanta.<br>Il Comune di Roma aveva pensato bene di dare casa a tutti i baraccati di Roma e, in effetti, le baraccopoli che deturpavano Roma fino verso la fine degli anni \u201970, sparirono in pochi anni.<br>La stessa piazza, prima di assumere il nome del regista, si chiamava Piazza Gasparri e tutti gli abitanti di Ostia, vecchi e nuovi, continuano a chiamarla cos\u00ec. E\u2019 sinonimo di China Town.<br>Pasolini frequentava la piazza e trovava quello che cercava.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle lezioni di educazione civica, che qualche anno pi\u00f9 tardi mi vengono affidate, i temi di maggiore attualit\u00e0 sono l\u2019eroina e l\u2019AIDS. Per quanto concerne il primo imparo tanto da loro quanto loro da me. Alla fine li costringo a riassumere i ragionamenti fatti in un compito in classe.<br>Nei miei appunti di allora trovo le seguenti papere:<br>la troga<br>i droghati<br>i tossicoindipendenti<br>si ignette<br>droghe tramite siringhe o tramite nasale<br>sia a causa perch\u00e9<br>l\u2019assilifazione<br>la suefazione<br>la sueffazzione<br>puoi and\u00f2 a roda<br>alluccinoggeno<br>all\u2019ucinazione<br>alluccinogino<br>porta all\u2019indipendenza fisica<br>la dissocupazione<br>la disucupazione<br>l\u2019assuefazione sarebbe la fisioterapia<br>attrave-<br>rso<br>non ne pu\u00f2 pi\u00f9 farne a meno<br>ventanni fa<br>marijulana<br>ascisc<br>hashisc<br>egli va a rubba(\u2018) e fa male alla persona derubbata<br>se una persona continua a ad usufruirne della droga non gli abbasteranno<br>l\u2019alcool \u00e8 legalizzato dalla legge<br>un overbisogno di pi\u00f9 dose<br>la differenza tra droga e alcool \u00e8 unica e cio\u00e8 che sono tutte due tossiche<br>liguidi<br>irotazione della pelle<br>sbagliano affare cos\u00ec<br>riconfiamento delle gliandole<br>gli anosessuali<br>uomosessuali<br>uominisessuali<br>omo sessuali<br>trasfunzioni di sangue<br>trascusioni di sangue<br>mancanza di imutologia<br>vendendo i giornali i cittadini hanno ingrossato le faccende di questo virus<br>tramite una lacerazione del bacino tra sperma e sangue<br>i primi casi dell\u2019AIDS sono stati innescati perch\u00e9 quest\u2019estate, quando \u00e8 morto un\u2019attore hanno fatto la visita e hanno trovato l\u2019Aids.<br>l\u2019aids comporta sintomi di agonia<br>il rischio del contagio sono gli uomini e i bambini e si attacca faccendo dei rapporti sessuali.<br>rapporti sessuali tra due sessi maschili<br>innoque<br>la differenza \u00e8 che la droga va a peso e l\u2019alcool invece no.<br>se io potessi avere l\u2019opportunit\u00e0 di mettere giudizio alla droga, io inizierei a mettere la sega elettrica contro i spacciatori<br>non si riesce affermalla, la delinquenza<br>le differenze sono pi\u00f9 o meno uguali<br>un probelma che infligge tutto il mondo<br>tutte guante le droghe<br>il corpo si abbidua<br>una persona a cui affetta la droga<br>le droghe leggiere<br>e poi c\u2019\u00e8 stato il bum della droga.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho anche due classi di femminucce. Un corso biennale di stenodattilo (ricordo sempre che non esisteva computer, in quei tempi) e segretarie d\u2019azienda. Carucce, tutte pulitine, inglese commerciale in quaderni tutti ordinati. Ingentiliscono un po\u2019 l\u2019ambiente del maschi-\u00e8-bello. Anche perch\u00e9 conquistarsene una \u00e8 il massimo, e non solo per i ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u20198 marzo lo festeggiamo con un esercizio di democrazia: elezioni (libere, segrete e paritetiche) di Mister Professore. Venti ragazze in aula, con tre voti ciascuna devono scegliere tra quattordici colleghi maschi, porte chiuse a chiave per lo spoglio dei voti. Questa volta, il chiasso pi\u00f9 forte a scuola lo fanno le ragazze. Ogni anno ne esce una graduatoria dei Mister Professore che fa discutere alquanto, mai il collega pi\u00f9 bello, ma chi ha la fortuna di poter insegnare nelle loro classi. I colleghi me ne hanno fatto pochi, di scherzi, ci devono stare, ridacchiano del punteggio basso degli altri e mugugnano alquanto del proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>Di agitazioni collettive nella scuola ce ne sono state tante. Una era periodica, verso la fine di settembre. Immancabilmente spariva qualche strumento dal laboratorio, ladruncolacci! E allora si agitava tutta la scuola, il preside, la segretaria, i bidelli, i professori e i ragazzi del secondo anno che gi\u00e0 conoscevano la scena. \u201cMa lo capite o no? che fate soltanto male a voi stessi? Come facciamo a fare lezione quando qui sparisce la roba?\u201d E gi\u00f9 di l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri strumenti magari si rompevano, ma non spariva pi\u00f9 nulla. La nostra scuola \u2013 a misura per loro \u2013 era la speranza di uscire dal loro ghetto, di entrare in un mondo migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra volta si discuteva tutti, perch\u00e9 un ragazzo, che assomigliava a un bravo impiegatuccio pallido e sempre un po\u2019 curvo, cercava conforto, poverino. Aveva messo incinta la sua ragazza, che aveva deciso di abortire all\u2019insaputa dei genitori, con il benestare del giudice per i minori. \u201cA profess\u00f2re, \u2026 perch\u00e9 questi genitori si fidavano solo di me. Non la facevano mica uscire, sa? Perch\u00e9 io sono un bravo ragazzo. Povero me.\u201d&nbsp; Tutti sapevano del fattaccio, meno i quattro nonni mancati.<br>Alla fine dell\u2019anno il bravo ragazzo non supera l\u2019esame. Arriva la madre, nera dalla rabbia: \u201cIo faccio ricorso in tribunale! Voi, qui, di mio figlio non avete capito niente! \u00c8 un bravo ragazzo, mio figlio! \u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E un\u2019altra volta c\u2019\u00e8 grande emozione. Un ragazzo, che gi\u00e0 aveva lasciato la scuola con il suo bell\u2019attestato, una notte era tornato da una festa con il motorino. Si era rifiutato, non si sa bene per quale motivo, di dare un passaggio a una ragazza. E a un incrocio era stato investito in pieno da una macchina. Ho sempre avuto difficolt\u00e0 a ricordarmi tutti i nomi, i visi o addirittura abbinare i visi ai nomi. Ogni anno andavano via cento&nbsp; ragazzi e ne venivano altri cento. Troppi. Quel giorno, dopo una breve descrizione, mi \u00e8 tornato in mente con tutta la sua possente statura, le espressioni del viso, la voce, i gesti. Non l\u2019ho pi\u00f9 dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p>Entro in aula, tutti divertiti, tirano cartuccetti, urlano, allegri perch\u00e9 \u00e8 primavera. Ho deciso di battere energicamente il pugno sulla cattedra, sulla quale \u00e8 sistemato un vecchio portacenere di latta che sarebbe rimbalzato rumorosamente, attirando cos\u00ec l\u2019attenzione sul fatto che sono entrata in aula.<br>Un ragazzo mi precede. Batte i pugni sul suo banco che, a dire il vero, gli sta un po\u2019 stretto, e urla: \u201cState zitti! State zitti tutti!\u201d E continua a battere i pugni sul banco,&nbsp; e al ritmo delle sue parole: \u201cRagazzi!!!!! State zitti e guardate la Professoressa, che oggi \u00e8 bona come una birra tedesca fresca fresca!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi hanno fatto arrabbiare per tutte le due ore di lezione, e ora mi vendico. Un minuto di silenzio, prima di firmare uno per volta il registro di classe, poi possono andare a casa. Ma un minuto \u00e8 composto da 60 lunghissimi secondi, scappano le batture, e il conteggio del minuto di silenzio inizia da capo. La procedura tira per le lunghe. Con stremante lentezza qualcuno riesce a firmare e abbandonare l\u2019aula per il meritato pomeriggio di libert\u00e0.<br>Decido di chiamare due insieme.<br>L\u2019uno: \u201cA Professor\u00e8, ma pecch\u00e9 Lei c\u2019ha le unghie tutte smaltate d\u2019eng colore diverso?\u201d<br>L\u2019altro: \u201cMappe fatte parl\u00e0 a te. Firma! Stronzo!\u201d E gi\u00f9 uno sgannassone.<br>Firmano tutti e due e scappano urlando.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo me lo trovo davanti un pomeriggio alle due e mezza, quando i ragazzi hanno il pancino pieno di pastasciutta della mamma e quindi dormono, e noi professori non siamo poi tanto pi\u00f9 svegli.<br>Dopo circa otto minuti di calma che gli devono essere costati uno sforzo grande come una casa, Carlo si fa sentire. E continua a rompere le scatole. Alla fine scoppio. E da l\u00ec per tutta la sua felice permanenza nella nostra scuola saranno scontri.<br>\u00c8 il settimo e ultimo figlio di un famigerato, decantato, romanticizzato Meckie Messer di Piazza Gasparri. Se poi siano effettivamente vere tutte le coloratissime storie che mi raccontano sul suo conto, compresi omicidi e galera,&nbsp; non lo so e non lo voglio sapere. Di certo sapeva farsi rispettare da questo suo ultimogenito.<br>Carlo, analfabeta di ritorno, scrive tutte maiuscole, ogni lettera con una zigrinatura finale, ortografia e italiano sono incredibili. Non rende nulla, i compiti sono disastri, ma continua a venire. Alle medie si era arreso \u2013 oppure lo avevano fatto arrendere \u2013 dopo pochi mesi.<br>Poi, nel secondo anno a marzo, mese fatidico di ogni anno scolastico, come per miracolo cambia scrittura, sempre maiuscole, ma lisce e con carattere. Contemporaneamente si aggiustano, come in un puzzle nei cartoni animati si mettono in ordine e ritornano a noi insegnanti nel verso quasi giusto tutte le cose che abbiamo insegnato e che lui aveva ingoiato senza mai rendere nulla. Verr\u00e0 promosso per merito e non per gentilezza della commissione.<br>Si iscriver\u00e0 anche per un secondo corso, ma poi abbandona. La conquista fatta \u00e8 talmente grande ed emozionante che un bis diventa impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA Professor\u00e8, che, ci dai un passaggio?\u201d<br>\u201cDove dovete andare?\u201d<br>\u201cNoi dovemmo arriva\u2019 ar semaforo de Acilia.\u201d<br>Sono di buon umore e li faccio salire in macchina. Controllano con occhio intenditore la manovra per uscire dal parcheggio: bene, sa guidare.<br>\u201cA Professor\u00e8, ma non ce l\u2019hai la musica?\u201d<br>\u201cCerto che ce l\u2019ho, la musica.\u201d<br>\u201cE allora? Facci senti\u2019 quarcosa, va!\u201d<br>\u00c8 l\u00ec che li voglio! Gi\u00f9 Mozart, Zauberfl\u00f6te. Sarastro scende nelle cavernosit\u00e0 pi\u00f9 abissali della sua voce e raccoglie vibrata e sorpresa protesta.<br>Poi la regina della notte. I due scendono ar semaforo de Acilia senza pi\u00f9 fiatare.<br>Una settimana dopo: \u201cA Professor\u00e8, che, ci dai un passaggio?\u201d<br>\u201cAcilia?\u201d<br>\u201cS\u00ec.\u201d<br>Questa volta sono in quattro. Salgono un po\u2019 eccitati. Controllo della manovra, poi un po\u2019 sottovoce da dietro, dove \u00e8 salito uno nuovo: \u201cE la musica?\u201d<br>\u201cAh s\u00ec,&nbsp; a Professor\u00e8, ci fai sent\u00ec la musica.\u201d<br>\u201cVa bene.\u201d<br>\u201cSi, ma falli sent\u00ec quella l\u00e0, \u2026. quella dell\u2019artra volta, quella\u2026, quella femmina che canta!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>La Costituzione festeggia i 40 anni.&nbsp; Per l\u2019occasione si pu\u00f2 averne una copia gratis in edicola.&nbsp; Chi non \u00e8 riuscito ad averne una riceve una fotocopia, e invito la classe a non leggere affatto la prima fondamentale parte della Costituzione italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>26 ragazzi chini sul banco con la penna in mano. Il silenzio in aula \u00e8 totale. Dopo venti minuti, laconico e sottovoce: \u201cSta fijja de \u2018na mignjotta della professoressa c\u2019ha fregati n\u2019artra volta.\u201d Gli altri sbuffano in una breve risata, ma non si lasciano distrarre. Entra Maurizio, il collega, sorpreso dell\u2019insolito silenzio. Mi guarda con un punto interrogativo in viso. \u201cStanno leggendo la Costituzione,\u201d gli spiego. Il punto interrogativo cresce ancora. Sorrido, ma non svelo il segreto. Dietro di me sulla lavagna parole come:&nbsp; stato, cittadino, uguaglianza, libert\u00e0, eguali, obbligatorio, parit\u00e0, legge, diritto, dovere,\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA professor\u00e8, ma anche \u2018obbligato\u2019? L\u00ec ce sta scritto soltanto \u2018obbligatorio\u2019.\u201d<br>\u201cCerto,\u201d risponde uno, \u201cobbligatorio o obbligato: sei sempre te che devi fa\u2019 \u2018ste cose, no?!\u201d<br>Quando i pi\u00f9 veloci hanno finito, comincia il confronto: \u201c147, io!\u201d, \u201cAh, ma pecch\u00e9? Li dovemmo ppure cont\u00e0?\u201d \u2013 \u201c149\u2033 \u2013 \u201cO\u00f2u, ma pecch\u00e9 tu ne hai due pi\u00f9 di me? Famme mpo\u2019 vede\u2019!\u201d<br>Arriva quello con la penna in una mano, la costituzione nell\u2019altra, pieni di gel i capelli, pieno di brufoli il viso e protesta: \u201cA professor\u00e9, ma che ce le scrivono a fa\u2019, tutte \u2018ste cose?\u201d<br>\u201cCome?\u201d<br>\u201cMa dico, che ce le scrivono a fa\u2019?!\u201d<br>\u201cQuesta \u00e8 la Costituzione della Repubblica Italiana, la legge fondamentale dello Stato Italiano\u201d, tuono io.<br>\u201cE \u2018sti cazzi!! Ma \u00e8 chiaro, NO??!!\u201d<br>\u201cCos\u2019\u00e8 chiaro?\u201d<br>\u201cMa tutte \u2018ste cose che stanno scritte qua! Cianno pure sprecato la carta! Ma \u00e8 chiaro, sta, sta\u2026 segretezza della corrisponnenza, o come cavolo se chiama. Ma mica me possono apr\u00ec le lettere, mo? O chennesso io,&nbsp; l\u00ec dove ce sta scritto che se potemo riun\u00ec. A professor\u00e8, so\u2019 tutte logiche, \u2018ste cose, no? Ma nun c\u2019\u00e8 mica bisogno da scrivele,&nbsp; no?!!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattinata grigia, il traffico di Roma e la Via del Mare gi\u00e0 alle spalle arrivo a Ostia.<br>\u201cA Professor\u00e8, noi famo sciopero.\u201d<br>\u201cDi nuovo? E perch\u00e9, questa volta, se si pu\u00f2 sapere?\u201d<br>\u201cE perch\u00e9\u2026. perch\u00e9,\u2026. perch\u00e9 s\u00ec. Perch\u00e9 famo sciopero.\u201d<br>Sono divisi, litigano tra loro, chi entra, chi esce.<br>Dichiaro con la massima calma che alle 8 e 30 segner\u00f2 gli assenti nel registro. Chi \u00e8 dentro, bene, chi rimane fuori dovr\u00e0 portare la giustificazione. E che far\u00f2 lezione.<br>E faccio come annunciato. Circa met\u00e0 dei ragazzi \u00e8 entrato.<br>Si alza il capoclasse, alto, robusto, ex-giocatore di basket, ciocca spavalda di capelli biondi ossigenati fino sopra gli occhiali che ingrandiscono a dismisura i sui occhi e il loro movimento.<br>\u201cA Professor\u00e9, ma Lei non pu\u00f2 mica fare lezione!\u201d<br>(Figurati quanto mi sarebbe piaciuto avere due ore libere, se tutta la classe fosse rimasta fuori.)<br>\u201cSenti, vi ho detto chiaro e tondo che faccio lezione. Quindi prendete i vostri appunti!\u201d<br>Controbatte, la deve vincere lui, e dopo un lungo tira e molla si conviene che la classe deve chiarirsi le idee, perch\u00e9 cos\u00ec non si pu\u00f2 andare avanti. Si fa un collettivo in classe, e io posso rimanere in aula.<\/p>\n\n\n\n<p>Faccio finta di correggere i compiti.<br>Il capoclasse si appoggia alla cattedra dandomi le spalle e inizia una lavata di testa generale per i bravi ragazzi che sono entrati: Perch\u00e9 qui bisogna studiare, perch\u00e9 se no all\u2019esame saremo tutti bocciati, e tu la devi smettere di rompere&nbsp; sempre \u2013 e, ma io faccio casino, perch\u00e9 lui mi stuzzica sempre. Dopo una ventina di minuti sono tutti sinceramente pentiti e spaventati dal fatto di essere bocciati.<br>Esaurita la scarica emozionale, c\u2019\u00e8 qualche attimo di silenzio. Ricomincia a volare qualche cartuccetto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh reg\u00e0, ma poi ve devo d\u00ec n\u2019artra cosa: ma lo sapete voi che l\u00ec,&nbsp; nel palazzo di Virna Lisi, ce sta il consultorio famigliare, e quando voi \u00e4h\u00e4h\u00e4, (il gesto \u00e8 inequivocabile), \u2026 voi potete ann\u00e0 l\u00ec, e questi ve risolveno tutti i problemi e nun ve fanno ne manco pag\u00e0?\u201d<br>Nessuno respira pi\u00f9, tutti gli occhi puntati su di me.<br>Il capoclasse segue i loro sguardi e ora si ricorda che ci sono anche io dietro alle sue spalle forti. Salta dalla cattedra, si gira e mi guarda: \u201cA Professor\u00e9, ma perch\u00e9 nun ce le dicono, ste cose? \u00c8 \u2018na cosa importante, sa?\u201d<br>Metto su una faccia di granitica severit\u00e0: \u201cE tu, come fai a saperlo?\u201d<br>\u201cCi so\u2019 andato.\u201d<br>\u201cA?\u201d<br>\u201cMi ci hanno mandato dal pronto soccorso.\u201d<br>Il granito si sbriciola in sorpresa, e quindi il ragazzo decide di spiegarsi meglio:<br>\u201cA Professor\u00e8, ci siamo andati io e lui. \u201d Mi indica il suo inseparabile amico, piccolo, orecchie a sventola, naso storto, capelli pettinati in parallelo al naso. Sorride sempre. Ora annuisce anche.<br>\u201cPerch\u00e9 io ci so\u2019 stato colla sorella sua.\u201d L\u2019amico sorride felice. \u201cSoltanto che lei, dopo,&nbsp; c\u2019ha avuto paura e semo andati al pronto soccorso. Cio\u00e8 no, prima semo andati in farmacia. Ma quanto era stronzo quel farmacista, mamma mia! C\u2019ha strillati: ma ci dovevi pens\u00e0 prima. Mo\u2019 non posso fare niente \u2013 stronzo \u2013 e poi c\u2019ha mannati al pronto soccorso. E pure quelli del pronto soccorso so\u2019 ignoranti, pure questi: ma ci dovevi pens\u00e0 prima! Ma Professor\u00e9, ma come si fa a pensacci prima?\u201d E guarda con i suoi occhi ingigantiti e pieni di rimprovero me, in quanto rappresentante della categoria degli adulti, che si ostina a non voler capire i ragazzi, neanche quando fanno cose cos\u00ec belle come l\u2019amore. \u201cE cio\u00e8, mo che lo so ci penso prima, la prossima volta, sa?!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE insomma, al pronto soccorso vi hanno mandati al consultorio?\u201d<br>\u201cE s\u00ec, ah Professor\u00e9: semo andati l\u00ec, semo entrati dentro: tutte donne! E noi cos\u00ec:\u201d Guarda per aria e fa finta di fischiare. L\u2019altro, che ha patito insieme a lui per tutto il racconto, fa altrettanto, sempre col sorriso.<br>\u201cMa poi c\u2019avevano detto: aspettate qui e poi parlate col ginnecologo. E noi pensavamo fosse un uomo. Entramo dentro: era \u2018na donna pure quella.&nbsp; Ma era bravissima, sa, quella. Mica c\u2019ha strillati, sa? Cos\u00ec: metteteve seduti, spiegatemi\u2026 proprio gentile.<br>A Professor\u00e8, ma perch\u00e9 non ce le dicono, \u2018ste cose? Perch\u00e9 nun ce lo dite, che ce sta \u2018sto consultorio? Qui dentro non lo sa nessuno!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Concordiamo una lezione dedicata agli anticoncezionali. Pongo severe condizioni di buona educazione, che verranno rispettate alla lettera.<br>Durante la fatidica lezione \u00e8 presente tutta la classe, non vola un cartuccetto n\u00e9 una parolaccia n\u00e9 una mosca. Alla fine saranno presenti in aula ca. 40 ragazzi. Si era sparsa la voce, e dalle altre classi si sono intrufolati alla chetichella.<br>Avevo tenuto lezioni analoghe qualche anno prima a Pomezia. I ragazzi di allora sapevano dell\u2019esistenza dei consultori, ma non come sono fatte le donne. Questi qui lo sanno benissimo. Leggono \u201cLe Ore\u201d.<br>Dalla lezione successiva con le interrogazioni sull\u2019argomento sono uscita con i muscoli della pancia fortemente compromessi per le risate soffocate.<\/p>\n\n\n\n<p>Portiamo l\u2019argomento \u2013 insieme a droga e AIDS \u2013 anche all\u2019esame. I membri di commissione esterni, seri impiegati statali della Regione Lazio, dell\u2019Ufficio di Collocamento, un sindacalista grande oratore, al primo \u201cargomento a piacere\u201d soffocano lo sgomento ascoltando &nbsp;elenco e funzionamento degli anticoncezionali \u2013 e tacciono; verso il quinto cominciano a fare domande pertinenti. Cos\u00ec hanno imparato anche loro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA Professor\u00e9, perch\u00e9 quest\u2019anno non possiamo andare a Rimini?\u201d<br>\u201cCome non potete andare a Rimini?\u201d<br>\u201cL\u2019ha detto il professore. Ha detto che il Comune non ci da er permesso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro pezzo dei tempi in cui la scuola, gestita dal sindacato, funzionava veramente, se ne va: la gita a Rimini. Tornavano sempre divertiti, grande esperienza, qualcuno di loro prima non aveva mai preso neanche la metropolitana per Roma.<br>Ora la gestione della scuola \u00e8 passata al Comune di Roma. Partiamo con i ragazzi per gli uffici \u201ccompetenti\u201d per protestare, ma niente da fare. Dalle facce grigie dietro le scrivanie grigie arriva sempre la stessa risposta noiosa: No, non \u00e8 previsto dal regolamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine ci arrangiamo. Partono il venerd\u00ec. Luned\u00ec mattina, da Rimini, arriva una telefonata catastrofica che mette in subbuglio tutta la scuola: Vi rimandiamo Tizio, Caio e Sempronio. Si sono drogati.<br>Dato che la gita era libera e a spese proprie, qualcuno aveva portato due amici non della scuola. I quali si erano portate le canne. Sabato sera tutti in discoteca, alcuni non vogliono venire. Al ritorno dal ballo sfrenato, i professori fanno il giro delle stanze e colgono i piccioncini in flagrante, avvolti da nuvole di fumo, nella stanza di Carlo per giunta.<br>Apriti cielo. Ma come? Una cosa del genere in questa scuola? Ma se facciamo l\u2019impossibile per offrirvi proprio un\u2019alternativa alla droga?<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivano la mamma e la sorella di uno dei ragazzi peccatori, e in direzione si svolge l\u2019ennesima scenata, preside, insegnanti, segretaria, madre, sorella, il ragazzo e altri compagni, tutti agitatissimi.<br>La madre anziana, popolana, malvestita, pancia all\u2019infuori, spalle indietro per reggere il troppo peso del suo corpo, italiano quasi incomprensibile, la sorella strilla pi\u00f9 forte di tutti: \u201c\u2026e mo\u2019 da quando mi son schpusata tu fai cume ti pare, e mo\u2019 ti raddrizzo io\u201d. Ci tiene anche molto a far sapere che si \u00e8 schpusata. L\u2019imputato con il capo chino non risponde. Gli altri ragazzi assistono alla scena emozionati e muti; percepisco la loro silenziosa opposizione del tanto non serve a niente discutere con gli adulti che non vogliono sentir ragioni. E io voglio sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>Torno su in aula:<br>\u201cSiete dei benemeriti cretini, voi!\u201d<br>Sorpresa nell\u2019aula dove aveva regnato una calma insolita: \u201cA Professor\u00e8, mo pure Lei?\u201d<br>\u201cMa s\u00ec, siete proprio imbecilli! E anche deficienti!\u201d<br>\u201cE perch\u00e9?\u201d<br>\u201cMa dico io: lo sapevate cosa abbiamo fatto per farvi partire, no? Siete venuti anche voi, avete visto con chi abbiamo a che fare negli uffici del Comune? Che responsabilit\u00e0 si sono assunti i vostri professori?&nbsp; E voi? Che fate? Ma Santiddio, se dovete proprio provare le canne, fatelo fuori di qui, su quel bel prato l\u00e0 fuori!! Ma non quando siete sotto la personale responsabilit\u00e0 dei nostri colleghi. Avete abusato della fiducia che abbiamo posto in voi!!<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 la prima cosa sensata che sento in mezzo a tutto \u2018sto casino\u201d, mi applaude l\u2019appassionato di surf, voce sommessa in un gran silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricominciano a parlottare sottovoce, con molta seriet\u00e0. Lascio correre. Carlo mi vuole comunicare qualcosa, ma non sa nemmeno lui cosa e come. Fa su e gi\u00f9 nel grande laboratorio, seguito dal suo inseparabile amico, biondo, occhi celesti e brutto come la fame.<br>Dopo un po\u2019 si piantano davanti a me: \u201cA professor\u00e8, ma perch\u00e9 voi fate cos\u00ec?\u201d<br>\u201cMa Carlo mio, e qui sono problemi. Noi abbiamo delle responsabilit\u00e0, no?<br>\u201cMa perch\u00e9 non ci capite? Siete stati giovani anche voi, no?\u201d<br>\u201cCerto.\u201d<br>\u201cE la droga l\u2019avete provata anche voi, no?\u201d<br>\u201cLa droga? No, ai tempi miei la droga non c\u2019era.\u201d<br>\u201cCome non c\u2019era la droga?\u201d Stupore e sconcerto nella faccia di Carlo.<br>\u201cEh, non c\u2019era.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo si alza di scatto e ricomincia a fare su e gi\u00f9, seguito dall\u2019amico. La botta \u00e8 forte. Essere giovani in un mondo senza droga.&nbsp; \u2013 &nbsp;E adesso come faccio a spiegarle?<\/p>\n\n\n\n<p>Aspetto un bel po\u2019.<br>Ritorna con gesto conciliante, seguito dal biondo che imita ogni sua smorfia:<br>\u201cA Professor\u00e9, ma \u00e8 vero che non c\u2019era la droga?\u201d<br>\u201cNo, non c\u2019era.\u201d<br>\u201cMa i Beatles non si drogavano?\u201d<br>\u201cEh, i Beatles erano i Beatles. Prendevano l\u2019LSD. Si leggeva nei giornali. Ma a noi comuni mortali\u2026 Certo, conoscevo una dottoressa che aveva accesso alla morfina in ospedale e questa si drogava. Quello che non c\u2019era \u00e8 quel mercato della droga con cui avete a che fare voi, cos\u00ec continuamente, tutti i giorni.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo deve riflettere di nuovo. Altre passeggiate.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi torna e mi chiede cosa avrebbe dovuto fare lui secondo me,&nbsp; con tutti quegli amici in stanza che fumavano. E mi recita un\u2019impressionante scenetta su come stavano e si comportavano questi amici sotto l\u2019effetto delle canne. L\u2019amico partecipa appassionato, facendogli da spalla. Carlo non aveva fumato, si era difeso contro l\u2019accusa, anche e principalmente perch\u00e9 aveva paura del padre che, se il figlio fosse stato rispedito a casa con gli altri colpevoli, lo avrebbe ammazzato di botte. Non so con quali argomenti era riuscito a convincere i miei colleghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Uso molte parole per esporre gli argomenti miei e dei miei colleghi, che loro due si devono tenere lontani da tutto il mondo della droga, che non devono avere nulla a che fare con loro. Che altrimenti rischiano di essere trascinati dentro anche loro. Che non possono certo impedire agli altri di drogarsi, ma l\u2019unica difesa possibile \u00e8 appunto quella di starsene fuori. Che la droga non \u00e8 solo pericolosa perch\u00e9 illegale con tutti i guai con la giustizia, ma che \u00e8 anche una sostanza che fa male, un rischio per la loro salute. Che cos\u00ec si rovinano. E che poi non ne escono pi\u00f9 fuori. E mi appassiono tanto.<br>I due tentano qualche piccola protesta, ma non voglio sentir ragioni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ennesima passeggiata porta finalmente la soluzione.<br>\u201cA Professor\u00e8, e se Lei una sera va in macchina coll\u2019amici, Lei da sola, eh? Senza Suo marito. E poi ad un certo punto questi si fermano e cominciano a drogarsi, Lei che fa?\u201d<br>\u201cIo? Che faccio? Scappo!\u201d<br>\u201cMa no, no! State in campagna, non ci sono case, non c\u2019\u00e8 nessuno. Dove va?\u201d<br>\u201cAh, non m\u2019importa. Io scappo, faccio chilometri a piedi, ma non voglio avere niente a che fare con questa roba, io!\u201d<br>\u201cEh\u2026.\u201d<br>\u201cNoi la pensiamo diversamente,\u201d sussurra il biondo.<br>E Carlo: \u201cE se poi questi suoi amici si senteno male? Che gli hanno venduto la robaccia?<br>A Professor\u00e8, noi siamo rimasti con loro perch\u00e9 se succedeva qualcosa chiamavamo aiuto, chiamavamo i professori, qualcuno dell\u2019albergo. Chennesai, se la roba che gli avevano venduto era pulita?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ho perso irrimediabilmente il contatto con questi ragazzi. Lavoro con dei clienti ora. Lezioni individuali o piccoli gruppi. Li conosco uno per uno. Sono estremamente motivati, studenti universitari, professionisti, miei coetanei e anche oltre. La risonanza che viene da loro \u00e8 totalmente diversa nel contenuto, ma sempre viva, profonda, di cuore, imprevedibile e sorprendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Federico deve imparare il tedesco per motivi di lavoro. Ha provato tante volte, ora l\u2019ennesimo tentativo in una scuola privata di lingue, sotto le mie cure mentre nasce la prima stesura di queste righe.<br>Fatico a fargli capire che ci sono i casi in tedesco, anzi gi\u00e0 lo sa, ma, avendo una personalit\u00e0 forte, non gli va gi\u00f9 che bisogna anche adoperarli. Spiego e rispiego, lui registra tutto su nastro che ascolter\u00e0 durante le lunghe ore di lavoro solitario per il suo cliente tedesco. L\u2019unico risultato che posso registrare \u00e8 il fatto che per ogni lezione si presenta qualche minuto prima dell\u2019inizio ufficiale, quasi venti minuti prima alla settima lezione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono una capra, io! \u201d<br>E gi\u00f9 la cartella con i libri sul tavolo che rimbalza.<br>\u201cMa?\u201d<br>\u201cEh s\u00ec, sono proprio deficiente, io, non ne posso pi\u00f9!\u201d<br>E gi\u00f9 il casco e tutto il resto.<br>\u201cFederico, mi spieghi cos\u2019\u00e8 successo?\u201d<br>\u201cEh, ma su quel nastro, ma Santiddio!! E tu mi spieghi una cosa, e poi c\u2019\u00e8 il silenzio. E poi io ti faccio le domande cretine. E tu cominci: \u2018ti ripeto\u2019 e mi rispieghi tutto un\u2019altra volta, e c\u2019\u00e8 un altro silenzio, e tu: \u2018ti ripeto\u2019 e io niente, e&nbsp; \u2018ti ripeto\u2019 e niente. Ma \u00e8 possibile che non ci capisco proprio niente???!!\u201d<br>Tento di calmarlo: \u201cCaro Federico, guarda che capire la funzione e l\u2019uso dei casi in tedesco non \u00e8 mica tanto facile, sai? Gli altri hanno studiato 4, 5, 6 anni di latino a scuola, il greco! Tu non hai mai studiato altre lingue e non puoi mica pretendere di capire tutto in un colpo solo!\u201d<br>\u201cHmmh,\u2026\u2026 &#8211;&nbsp; e ma tutto quel \u2018ti ripeto\u2019 e \u2018ti ripeto\u2019 e \u2018ti ripeto\u2019?&nbsp; \u2026 E poi: tutti questi silenzi su quel nastro! Cosa faccio io, quando c\u2019\u00e8 tutto quel silenzio?\u201d<br>\u201cPensi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il dubbio, l\u2019errore, il silenzio \u2013 sono i contrasti pi\u00f9 forti e incisivi del nostro negativo. Federico \u00e8 fotografo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la quattordicesima lezione arriva,&nbsp; altrettanto nero, perch\u00e9 ancora non sa parlare un tedesco scorrevole. Ha gi\u00e0 dimenticato le fatiche precedenti. Sto aspettando la ventiduesima lezione ora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">\u00a9 Claudia Podehl<\/p>\n\n\n\n<p>Altre <a href=\"https:\/\/webaid.it\/?page_id=571\">Storie di Claudia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storie di Claudia Le papere di Piazza Pasolini diClaudia Podehl\u00a9 Deutsch Oltre i cinquant\u2019anni, capelli bianchi, ai vertici dello Stato l\u2019uno; quindici anni, figlio di un boss della malavita, con una bella ciocca di capelli bianchi nella capigliatura alla Gheddafi anche l\u2019altro. Entrambi sono passati per le mie inquiete mani di insegnante. Qualche settimana dopo, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":571,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-569","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/569","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=569"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/569\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4437,"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/569\/revisions\/4437"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/571"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/webaid.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=569"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}