{"id":965,"date":"2023-02-11T18:44:25","date_gmt":"2023-02-11T18:44:25","guid":{"rendered":"https:\/\/peterpodehl.com\/?page_id=965"},"modified":"2026-03-04T09:10:40","modified_gmt":"2026-03-04T09:10:40","slug":"peter-e-la-guerra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/webaid.it\/?page_id=965","title":{"rendered":"Peter e la guerra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/webaid.it\/?page_id=963\">Deutsch<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mia nonna \u00e8 nata nel 1880. Era uno spirito libero, non indossava il busto, come era ancora d\u2019obbligo per le donne di allora, studi\u00f2 canto e and\u00f2 a Odessa a fare la bambinaia tedesca. Aveva tanta nostalgia di casa che perse i capelli. Quando torn\u00f2 sapeva parlare il russo e riport\u00f2 un bel bagaglio di canti russi. Spos\u00f2 mio nonno, 10 anni pi\u00f9 giovane di lei e, nel 1922, partor\u00ec il suo primo e unico figlio. Aveva 42 anni. Peter Leonid frequent\u00f2 la allora rivoluzionaria scuola steineriana, a casa i genitori organizzavano concerti, nei&nbsp; quali mia nonna cantava, anche le sue belle canzoni russe, mio nonno la accompagnava al pianoforte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A 21 anni, Peter venne chiamato alle armi, dovette partire per la guerra. Era il 1943 e lei aveva 63 anni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La vita le concesse nel 1945 di riabbracciare il figlio incolume. Ma neanche un anno dopo il suo cuore cedette, penso anche perch\u00e9 quello di mio nonno era stato conquistato da una donna di 20 anni pi\u00f9 giovane. Non saprei dire quanto cuore ci fosse effettivamente in quella conquista. Non vidi felicit\u00e0 n\u00e9 serenit\u00e0 in quel matrimonio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Peter, mio padre, regal\u00f2 il \u201cDiario e testamento di un ignoto\u201d, qui riportato, a Charlotte, mia madre &#8211; rimasta al suo fianco fino alla fine del millennio &#8211; in occasione del \u201cprimo compleanno festeggiato insieme\u201d nel 1947, insieme ad altri tre racconti. Da quel poco che raccontava della sua vita da soldato so che il <\/em><em>diario \u00e8 autentico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Voglio dedicare questa pubblicazione nell\u2019archivio internet di Peter Podehl, anche nella bella e appassionata traduzione italiana di Matilde de Pasquale, a mia nonna Berta, detta \u201cMoujii\u201d, che io non ho conosciuto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dimenticavo: La donna dell\u2019immagine si chiamava Sophie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Peter mor\u00ec 66 anni dopo l\u2019accordatura del pianoforte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">\u00a9 Claudia Podehl<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">*<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Diario e testamento di un ignoto<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di <br>Peter Podehl<br>\u00a9<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">Traduzione di Prof. Matilde de Pasquale<br>\u00a9<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">\u20aa&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; \u20aa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">\u20aa<\/p>\n\n\n\n<p>Su una bella&nbsp; strada della pianura padana, in un caldo pomeriggio estivo, trovai un libro azzurro. Quando lo aprii ne cadde un foglio. Il libro conteneva le annotazioni di diario qui riportate, mentre sul foglio, scritto finemente con inchiostro blu, il testamento, cos\u00ec come l\u2019ho trascritto senza cambiare una virgola&#8230;. Del destino dell\u2019autore non so nulla. Forse ha perso il libro camminando o da un camion in corsa? E\u2019 caduto da uno zaino appartenuto a un ferito o a un prigioniero? E\u2019 vivo ancora? A vivere sono le sue parole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><em>Melazzo, 9 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sembra strano e quasi superfluo mettersi a scrivere un diario all\u2019inizio del sesto anno di guerra. Ma ha una sua ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno prossimo porter\u00e0 il pi\u00f9 totale sovvertimento di quanto finora esistente e conosciuto. In ogni caso una risoluzione non ci sar\u00e0 in tre settimane, come affermano alcuni compagni, forse solo molto dopo la fine della guerra. Ma ci sar\u00e0 e porter\u00e0 gli uomini vicino alla spiritualit\u00e0, alla loro destinazione o li lascer\u00e0 perire nel caos.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Melazzo, 10 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Due sono le sensazioni che negli ultimi tempi si sono insediate nella mia anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Una \u00e8 la paura. Non quando le bombe cadono vicino o sento il crepitare delle armi di bordo; ma quando c\u2019\u00e8 silenzio, allora la paura del prossimo orrore mi sopraff\u00e0. Nel pericolo reale sono ancora nervoso, &#8211; ma mi passer\u00e0. No, a volte per tutta la mattinata, poi di nuovo per brevi momenti mi paralizza questo senso di paura con la tranquillit\u00e0 con cui si insinua nella mia anima e vi pesa. E\u2019 \u2013 pi\u00f9 una paura per tutti. Se sia una pazzia, non so.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro sentimento si oppone in modo violento a questa paura, non potr\u00e0 mai conciliarsi con lei e la deve superare. E\u2019 un sentimento indescrivibile di sicurezza e fiducia. In realt\u00e0 si \u00e8 sviluppato con efficacia grazie al lavoro a un progetto di ampio raggio sul futuro e mai prima \u00e8 stato cos\u00ec forte in me.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi ha scritto una bella lettera&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Romano, 13 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una grandine ghiacciata si \u00e8 appena riversata su di noi. Due cacciabombardieri hanno attaccato la nostra cucina da campo, che era davanti alla nostra casa. Come la pioggia battente a Salisburgo la traccia di luce \u00e8 passata davanti alle finestre. Ci si accorge che ci siamo spostati. Il fronte dista 20 km. L\u00e0 si muore&#8230; Un camerata \u00e8 caduto.<\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia: quando il rumore dei motori era molto lontano, mi sono interrogato con tutta onest\u00e0 sul mio sentimento. La risposta prudente, nonostante il batticuore: ad ogni sparo \u2013espressione dell\u2019odio che domina tutte le cose e gli uomini \u2013 che sento, si fa pi\u00f9 forte e pi\u00f9 saldo il mio amore per tutte le cose e per tutti gli uomini. E cos\u00ec deve essere sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Romano, 14 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, ci siamo avvicinati al fronte. Proprio in mezzo all\u2019Appennino. Abbiamo percorso la splendida via costiera ligure, oltre Genova e La Spezia, passando davanti alla villa di Gerhard Hauptmann. A Genova i senzatetto e quelli che hanno paura delle bombe erano nei tunnel stradali. Talvolta le nostre gomme toccavano le coperte e le lenzuola di chi stava dormendo. Ovunque sulla strada i cartelli mettono in guardia dagli attacchi aerei e dai partigiani. Quasi tutte le localit\u00e0 sono distrutte e evacuate.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 creava un contrasto stridente con l\u2019infinita ricchezza e splendore del paesaggio. In Italia ho sempre la sensazione che questo paesaggio si debba bere e respirare, il guardare non basta. Mi piacerebbe tornarci con lei. E\u2019 un \u201cpaese da viaggio di nozze\u201c. Forse per la ricchezza di sentimenti che riesce a suscitare. Troppo per due soli occhi: pretende l\u2019eco di due occhi amati.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Romano, 18 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo di nuovo prossimi al trasferimento, ci ritiriamo un po\u2019. Prima per\u00f2 si deve esaminare la strada messa in pericolo dai partigiani. A quanto pare tutti i ponti sono saltati. Abbiamo fatto i bagagli e ce ne stiamo seduti qui intorno senza nulla da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua foto \u00e8 ancora sulla scrivania ormai quasi vuota e mezza in disordine, sotto il petalo di rosa dal suo giardino. Sono le ultime cose che metto nel bagaglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente quando ho mostrato la foto a Oskar, la trov\u00f2 oppressa e troppo seria (non la conosce personalmente). Non l\u2019avevo mai notato, e quando dopo l\u2019ho osservata, stupito, dovetti quasi dargli ragione. Quasi \u2013 perch\u00e9 in questa foto c\u2019\u00e8 qualcosa di particolare. Sono molte immagini sovrapposte. I tratti del suo viso sembrano segnati da sensazioni diverse, esposte una dopo l\u2019altra contro luce. E\u2019 come un concentrato del suo essere, e perci\u00f2 l\u2019amo tanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio rapporto con lei nel futuro potrebbe anche rompersi, oppure rafforzarsi o spiritualizzarsi \u2013 E\u2019 un fatto importante: la sua immagine \u2013 e non solo quella sulla scrivania, mi ha sempre accompagnato nel lungo tempo del dolore del mondo e della separazione dai cari.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, proprio la sua immagine ha rafforzato oggi la mia opinione su ci\u00f2 che verr\u00e0 e la fine della guerra. Questi tratti dell\u2019umana profondit\u00e0 che sfumano tra loro indicano il terrore prossimo e dolorose esperienze, il sorriso quasi impercettibile (Oskar non lo not\u00f2 affatto), il primo respiro liberatorio dopo la guerra. I suoi lineamenti non sanno gi\u00e0 pi\u00f9 di urla, di fatti d\u2019armi e di aerei, ma solo di stanchezza e di pace e dell\u2019inizio di una nuova vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Vivere questa vita al suo fianco dovrebbe essere bellissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Santo Stefano, 20 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dietro la nostra villa c\u2019\u00e8 una vigna il cui proprietario \u00e8 fuggito. I frutti sono di una dolcezza indescrivibile. Il paesaggio \u00e8 bello. L\u2019ultima valle prima della costa, molto ampia, dietro le colline si immagina il mare. Un che di autunnale d\u00e0 alla regione una nota di calma. Si potrebbe dimenticare, si vorrebbe&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>E talvolta si dimentica anche, per risvegliarsi subito spaventati dal pensiero di ci\u00f2 che verr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Santo Stefano, 25 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oskar \u00e8 assegnato a un\u2019altra unit\u00e0. In lui ho trovato un vero amico e adesso per la terza volta se ne riv\u00e0. Ci eravamo avvicinati proprio ora, da quando il rumore del fronte \u00e8 cos\u00ec forte, ed eravamo cos\u00ec felici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse deve essere cos\u00ec. Le cose forse devono collidere per andare avanti e fiorire e poi nella solitudine maturare. Mi viene sempre da pensare al sottotitolo degli \u201cAnni di pellegrinaggio\u201d: \u201cI rinunciatari\u201c&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Santo Stefano, 26 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbero definire spiritualit\u00e0 quelle cose che oggi ci sono cos\u00ec care, come mangiare e bere e molto pi\u00f9 del denaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte alle cose esteriori si diventa ottusi. La mia sigaretta la regalo piuttosto che percorrere un breve cammino, per scambiarla con qualcosa di utile \u2013 proprio perch\u00e9 oggi l\u2019utile \u00e8 qualcosa che non si pu\u00f2 scambiare con le sigarette. E\u2019 bene che queste cose diventino senza importanza, forse si finir\u00e0 per riconoscere l\u2019inutilit\u00e0 dei cannoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le lettere che riceviamo con il batticuore e devozione, in cui le parole si rivolgono alla parte di noi pi\u00f9 intima, le lettere che scriviamo dopo una lunga riflessione o spinti dall\u2019intuizione, dove dobbiamo spremerci per ogni parola, per ogni frase, \u2013 sono spiritualit\u00e0. Possono essere pensieri limpidi che Goethe ci propone, possono essere il calore di un sentimento che un tramonto estivo ci ispira.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le \u201ccose\u201c importanti sono spiritualit\u00e0!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Santo Stefano, 30 Settembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non so se verr\u00f2 ferito, se abbandoner\u00f2 la schiera dei viventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se cadr\u00f2, alcuni affermeranno che questo mio repentino mutamento verso lo spirituale all\u2019inizio del sesto anno di guerra (soprattutto questo diario) \u00e8 il chiaro segno, il presentimento di chi \u00e8 segnato dalla morte. Se non morir\u00f2 sar\u00f2 appunto molto \u201ematuro\u201c per l\u2019et\u00e0 giovanile, come di recente mi dicono in molte lettere da casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non presagisco la morte. Non sono pi\u00f9 maturo di quanto possano esserlo&nbsp; tutti coloro che hanno la mia et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 4 Ottobre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ieri sera ho letto la prima scena del \u201eFaust\u201c. Volevo riflettere su Cristo. Ma non riesco a comprenderlo \u2013 non ci sono mai riuscito per quanto tentassi di rifletterci.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 grande? Ma ci\u00f2 che \u00e8 veramente grande \u00e8&nbsp; di solito anche comprensibilissimo a tutti (nel senso migliore). Io posso sempre unire l\u2019idea di \u201eDio in noi\u201c con la figura di Cristo. Voglio vedere nel divino ci\u00f2 che domina l\u2019uomo. Verso cui noi dobbiamo &#8211; vogliamo svilupparci. Ma se invece pu\u00f2 essere una figura al di fuori di noi&#8230; Forse sono ancora troppo giovane \u2013prometeico \u2013 per aver bisogno dello spirito di Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 7 Ottobre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vivono cose che si sottraggono a ogni miseria. Con una chiave di macchina ho accordato un vecchio pianoforte e ne ho tratto le mie melodie. Non \u00e8 diventato un bechstein ma Mozart e Schubert. Spiritualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 9 Ottobre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho dovuto pensare al miracolo. Veramente sono del tutto impreparato in storia biblica. Pensavo al passo in cui il popolo eletto avanza attraverso il mar Rosso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il criterio del miracolo e della fede: l\u2019assenza di pregiudizi. L\u2019acqua del mare si divise lasciando un guado perch\u00e9 il popolo credeva senza riserve. Il primo a passare non ebbe bisogno di provare se l\u2019acqua veramente si sarebbe ritratta, non aveva neppure paura di affogare, anzi non ci pensava proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi non dobbiamo credere, perch\u00e9 ci aspettiamo caramelle o bastonate \u2013 in una qualche forma -, ma senza pregiudizi e senza egoismi, senza \u201cperch\u00e9\u201c \u2013 questo porta a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 15 Ottobre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando si \u00e8 stesi nell\u2019erba (pi\u00f9 per nascondersi che per riposare) i fili d\u2019erba e i vermi, le piante e gli insetti sono cos\u00ec vicini. Recentemente osservando quel piccolo mondo ho pensato che un\u2019ape che ronza da un bocciolo all\u2019altro \u00e8 molto pi\u00f9 felice di un uomo mascherato da soldato. Ma continuando nel mio pensiero trovai che tuttavia \u00e8 pi\u00f9 bello proprio adesso non essere un essere naturale impartecipe, ma un uomo coinvolto. S\u00ec, \u00e8 un piacere essere uomo adesso, contrariamente all\u2019affermazione terribile e sconvolgente di un camerata \u201eVorrei essere caduto nella campagna in Polonia\u201c.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa&nbsp; lotta esasperata e denudante per&nbsp; giustificare l\u2019 esistenza dello spirito e del genere umano \u2013 poter partecipare a questa lotta \u00e8 una grazia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 23 Ottobre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Su tutta la terra domina l\u2019orrore, armi e fame fanno la voce grossa: solo pochi uomini riescono ancora a condurre una vita semicivile. Le nuove armi insegneranno l\u2019orrore anche a costoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi dovr\u00e0 per forza arrivare l\u2019ora decisiva dell\u2019umanit\u00e0: crepare nel materialismo o il compimento nello spirituale!<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 2 Novembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vivo una doppia vita. Comunque non una sospetta di criminalit\u00e0 , ma una \u2013 moderna.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 piena di annunci, arrabbiature, discussioni, ordini, scherzi grossolani e nullit\u00e0, nullit\u00e0&#8230; E\u2019 una specie di vita in sogno questa esistenza da soldato, per quanto comico possa sembrare. Quel che facciamo in realt\u00e0 \u00e8 un gioco da bambini. \u2013 Ma poich\u00e9 siamo adulti, si trasforma in questo orribile evento di guerra. La natura non permette patteggiamenti: chi ha superato la giovinezza, deve diventare adulto. Lo so: esistono motivazioni pi\u00f9 profonde e importanti per la morte di massa del semplice infantilismo dei generali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altra mia vita \u00e8 reale. Si muove allo stesso tempo su un livello superiore degno di vita. La vivo nelle ore di silenzio, disegnando, scrivendo, quando mi occupo di spiritualit\u00e0. Non si incontra mai con l\u2019altra e ci\u00f2 rende la mia doppia vita tanto interessante.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 8 novembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A volte la vita diventa tremendamente facile. In tal caso tutto, uomini e avvenimenti si inseriscono in un determinato schema. Il che forse non \u00e8 del tutto sbagliato se si dividono gli uomini in uomini di sentimento o di testa; si potrebbe anche distinguere tra collezionisti di francobolli e non collezionisti di francobolli. Interessante e di nuovo del tutto impenetrabile diventa la vita con le intersezioni. Sia tra gli uomini di testa che di sentimento si trovano collezionisti e non collezionisti di francobolli.<\/p>\n\n\n\n<p>E a volte si trovano parole molto semplici, capaci di esprimere moltissimo. Non rappresentano affatto la soluzione di qualche problema, ma possono servire come direttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec per la mia vita ho trovato due parole: lavoro e amore. Non c\u2019\u00e8 forse tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 raggiungere e anche tutto ci\u00f2 che il mondo e la vita possono offrire? Credo che tutto ci\u00f2 che non si accorda con queste parole non abbia alcun valore.<\/p>\n\n\n\n<p>In esse c\u2019\u00e8 una bella chiarezza, con esse si pu\u00f2 costruire un futuro pi\u00f9 bello, libero dalle falsit\u00e0 e inutilit\u00e0. Racchiudono in s\u00e8 la bellezza di Dio e del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Biagio, 12 Novembre 1944<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un temporale. Qui, dove le arie calde del mare si scontrano con quelle gi\u00e0 fredde dei monti, non \u00e8&nbsp; una rarit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte del cielo \u00e8 di un grigio impenetrabile. L\u00e0 piove. Dall\u2019altra parte una sinfonia di rosa e grigio. A tratti un pezzo di cielo \u00e8 blu profondo o di celeste giallognolo chiaro e senza nuvole. Come a mezzogiorno d\u2019estate. Bello come una melodia di Mozart.<\/p>\n\n\n\n<p>Far scorrere lo sguardo dalla parte della pioggia sulle colline dai colori autunnali in questo cielo chiaro \u2013 \u00e8 come un dono di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si vorrebbe inginocchiare e pregare&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pi\u00f9 tardi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Adesso si \u00e8 fatto quasi buio. Sotto le nubi tetre una sottile striscia luminosa, il bordo inferiore delle nuvole d\u2019oro. Da qualche parte la coltre di nubi \u00e8 strappata. Da l\u00ec Venere&nbsp; manda la sua luce sulla terra. Come \u00e8 successo che&nbsp; da piccolo avessi paura di questa stella?<\/p>\n\n\n\n<p>Io non prego. Sono diventato tanto duro e chiuso? O il cammino verso Dio \u00e8 cos\u00ec lontano?<\/p>\n\n\n\n<p>Come si spiega che ci si vorrebbe inginocchiare e pregare e non lo si fa, non se ne \u00e8 capaci? Di sera vorrei anche congiungere le mani, talvolta e non riesco a unire le dita e non trovo Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedo la bellezza di Dio e non riesco a parlargliene.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pi\u00f9 tardi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Aria trasparente, senza luna, scura. Le stelle tacciono \u2013 o parlano?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse basta tacere davanti alla bellezza di Dio. Non pensare, sentire solo \u2013 forse allora si raggiunge quel regno tra il nulla e il tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">\u20aa&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; \u20aa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">\u20aa<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Il mio testamento<\/h2>\n\n\n\n<p>In questa ora in cui scrivo ci\u00f2 che il mondo dovrebbe conoscere di me dopo la mia morte, mi sento perfettamente conciliato con tutti gli spiriti buoni di questo mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo scritto non mi serve&nbsp; a lasciare un eredit\u00e0 \u2013 non possiedo nulla -, ma solo a fissare i miei pensieri sulla vita e la morte, per \u2013 per quanto \u00e8 possibile \u2013 avere chiarezza sulle cose ultime. Non scrivo nel presagio della prossima morte. Non so quando morir\u00f2. Vorrei vivere ancora a lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto questo testamento \u00e8 una professione di fede, una giustificazione della mia esistenza, del mio modo di pensare. Sono mortale, immortale rimane il mio Io, l\u2019aspirazione allo spirito che condivido con tutti gli uomini. La vita e la terra mi hanno fatto infiniti e moltissimi doni, amo la vita e la terra. So di un Dio\u2026 amo l\u2019eterno nelle melodie di Mozart, nelle parole di Goethe, lo adoro nell\u2019essere di una donna amata. Ringrazio genitori e maestri per le parole e i gesti con cui mi hanno protetto e guidato. Ho fatto esperienza della grande felicit\u00e0 dell\u2019Eros e della sua tragicit\u00e0 paralizzante. Sto costruendo la mia vita e questo lavoro fruttuoso mi ha offerto spesso consolante soddisfazione in ore opache. Nelle ore di silenzio che la guerra mi lascia, ho capito che le cose ultime (si potrebbe dire anche prime) sono di una semplicit\u00e0 divina e rendono felici. E\u2019 cos\u00ec: occorrono infinite ore per raggiungere la convinzione che noi non sappiamo troppo poco, ma molto, troppo. Non dobbiamo cercare nel deserto le oasi dello spirito, ma in un mare di case quella sola che lo ospita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella vita umana, in quella del mondo si deve riconoscere l\u2019onnipotenza dello spirito. Lo spirito \u00e8 colui che regna, l\u2019immortale, colui che in s\u00e9 comprende tutta la natura e tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano. Questa consapevolezza porta alla pace propria di un fondatore di religione, alla pace di un bambino contadino o forse di un albero nella sua maest\u00e0 estiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i problemi grazie a questa consapevolezza trovano una soluzione &#8211; nel vero senso della parola \u2013 indicibilmente semplice. L\u2019uomo che cerca, aggravato allo stesso tempo dalla materia e dalla scienza, pu\u00f2 trovare questo mio pensiero presuntuoso o rifiutare questa soluzione perch\u00e9 primitiva o vaneggiata o deviante o troppo personale, &#8211; finch\u00e9 non giunger\u00e0 alla stessa consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>La via verso lo spirito \u00e8 una lotta. Una lotta con le forze terrene ad es. dell\u2019istinto e dell\u2019intelletto per lo spirito divino. Una lotta che non ho n\u00e9 iniziato n\u00e9 terminato; che nessuno pu\u00f2 terminare, se non l\u2019umanit\u00e0 unita. L\u2019umanit\u00e0 unita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Deutsch Mia nonna \u00e8 nata nel 1880. Era uno spirito libero, non indossava il busto, come era ancora d\u2019obbligo per le donne di allora, studi\u00f2 canto e and\u00f2 a Odessa a fare la bambinaia tedesca. Aveva tanta nostalgia di casa che perse i capelli. 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